Ritrovare il Tempo perduto…

Ringraziamo l’amico e artista Mauro Drudi per condividere questa riflessione, mentre il tempo ritrovato di leggere ci aiuta a ritrovarci…


Proust è malato. Lo sto leggendo proprio per questo motivo. Sono a pagina 200, appena all’inizio. Sto leggendo le vicende di Swann. Swann che si è voluto innamorare di Odette, che sembrava non gli piacesse, ma della quale sembra non poterne più fare a meno. Ed è quando parla della sua gelosia che pensi che Proust sia malato. La gelosia di Swann. È chiaro, viene da pensare, è malato. Indugia nel titubare di Swann con innocenza crudele, nella gelosia di cui Swann soffre e allo stesso tempo sembra godere. Si rimane spiazzati. Prima si è sicuri che sia malato. Uno scrittore malato. Un essere umano malato. Quasi ci si arrabbia per questo affermare e negare, affermare ancora e negare ancora le stesse cose. E quando si è sul punto di abbandonare il tomo, ci si rende conto che si sta penetrando l’animo umano, nella sua polpa, nei suoi anfratti più profondi attraverso la narrazione dei comportamenti più superficiali. E ci si comincia a rivedere, uomo o donna, maschio o femmina non credo faccia differenza, in queste vicende inutili per non dire insensate, sciocche e apparentemente superficiali, ci si rivede nella propria pochezza, una pochezza che non si vorrebbe ammettere, che si è probabilmente sempre negata, ma che spalanca le porte su un universo di debolezze, di manchevolezze che non possono far altro che portarci all’accettazione, l’accettazione della miseria umana. Ma proprio quando si accetta il peggio si scopre che tutto il resto può essere meglio. Proust queste cose non le dice, a volte commenta le vicende dei protagonisti aprendo, tramite il loro gesti, le loro parole, i loro sguardi, le loro misere tattiche, botole sugli abissi dell’esistenza il cui fondo forse non arriverà mai, perché la ricerca è continua, una ricerca senza meta, e forse senza senso. Come la vita, non sono quella di Swann ma, probabilmente, se apriamo una di queste botole, e se abbiamo il coraggio guardarci dentro senza la paura di vedere, quella di tutti gli esseri umani.

Valentin Louis Georges Eugène Marcel Proust, ricordato semplicemente come Marcel Proust, è celebrato fra i maggiori scrittori francesi per aver dato vita al monumentale romanzo Alla ricerca del tempo perduto, edito in sette volumi tra il 1913 e il 1927, capolavoro indiscusso della letteratura del Novecento.

Nato a Parigi il 10 luglio 1871, Marcel Proust incarna la convergenza di due discendenze profondamente diverse. Dal ramo paterno, è figlio di un medico borghese, un uomo solido, noto a livello internazionale per il ruolo che ricoprì negli studi sulle malattie infettive. Dal ramo materno, è erede di due figure femminili anticonvenzionali per l’epoca, dotate di un’intelligenza vivace e inusuale: la madre e la nonna, appartenenti a una famiglia ebrea di alto lignaggio, iniziano il piccolo Marcel all’amore per la letteratura, la musica e l’arte, giocando un ruolo fondamentale nella crescita umana e artistica dello scrittore. Grazie all’agiata condizione sociale e economica della famiglia, l’autore della Recherche trascorre le proprie giornate fra i salotti dell’alta borghesia e dell’aristocrazia parigina, che ritrae con raffinata ironia e con uno stile letterario enfatico e inconfondibile.

Favorito da un eccezionale talento imitativo e da una brillantezza di spirito più unica che rara, l’autore parigino delinea un dettagliato resoconto delle trasformazioni sociali in corso durante la Terza Repubblica francese: la sua opera ritrae Parigi, sconvolta dai fatti della Comune e dagli scombussolamenti della Prima Guerra Mondiale; immortala il crollo della decadente aristocrazia davanti all’imperante ascesa della classe borghese; dipinge alla perfezione vizi e virtù degli ambienti del bel mondo parigino, offrendo al lettore un’importante testimonianza storica e un prodotto artistico di inestimabile valore.

Noto al grande pubblico come autore di riflessioni sulla memoria e sul tempo, Proust affronta tematiche varie ed eterogenee: dal ruolo consolatorio della figura materna all’ipocrisia della mondanità parigina, dalla malattia reale o immaginaria all’amore come esperienza dolorosa e ingannatrice. Nella sua opera trovano posto descrizioni di avvenimenti storici di importante valore testimoniale, come il discusso caso Dreyfus, ma anche racconti privati della desolata vita notturna nelle strade della Ville Lumiere durante il coprifuoco della Prima Guerra Mondiale. Dure e meno note sono le pagine dedicate al tema dell’omosessualità, considerata una pratica per “invertiti”, e alla religione ebraica, apostrofata con parole gravi.

Nonostante l’ampio orizzonte di temi e contenuti considerati, la monotonia nell’opera di Proust è massima: procedendo per Leitmotiv e ritornelli, dalle opere giovanili al capolavoro della maturità, in ogni pagina figurano le medesime argomentazioni e specificità narrative. La ragione di tale peculiarità risiede nella concezione dell’arte che, considerata un’espressione libera della personalità dell’autore, celata nella vita terrena, riflette uno stile individuale e definisce una verità essenziale, che si distanza da quella fenomenica e rimane invariata in ogni romanzo dell’artista.

Incoraggiata dall’ambizione totalizzante a fissare nero su bianco la summa della cultura moderna, la produzione letteraria proustiana comprende opere quali: la raccolta miscellanea Les Plaisirs et les Jours, il romanzo incompiuto Jean Santeuil, le traduzioni di John Ruskin e À la recherche du temps perdu.

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